Il mio primo atto ufficiale? Entrerò con la mia inseparabile sedia a rotelle in tutti gli spazi di Palazzo Santa Lucia accompagnata da un’impresa edile…
Anna Petrone, Corriere del Mezzogiorno 31 marzo 2010
Trentacinque anni, uno dei simboli della lotta alla distrofia muscolare, Anna Petrone, ha avuto un successo che è andato oltre ogni previsione: i suoi 14.613 consensi alle ultime elezioni regionali testimoniano il suo impegno.
E’ proprio questo suo impegno, che traspare fin dalle sue primissime dichiarazioni da consigliere regionale, che ci ha spinto a sceglierla come destinataria ideale degli auguri di buon lavoro al neo-eletto Consiglio Regionale della Campania. Anna rappresenta una diversità in termini politici e culturali nel panorama regionale; quella diversità che non è testimonianza di differenza ma forza viva, esortazione a diventare parte attiva del processo partecipativo e decisionale, stimolo per la realizzazione di un’eguaglianza sostanziale di tutti i cittadini.
La dott.ssa Petrone, da anni impegnata in prima persona al fianco della Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), ha ribadito di vivere in prima persona la disabilità e di aver sempre ritenuto opportuno impegnarsi per migliorare la qualità della vita di tutti attraverso un impegno politico di rappresentanza di chi ha difficoltà, esporsi in prima persona: “Il mondo della disabilità ha bisogno del “protagonismo” delle persone con disabilità“.
Anna Petrone ha già superato le barriere che vengono poste alla militanza e alla partecipazione, riuscendo ad essere eletta in un contesto non certo agevole sia per i portatori di handicap che per le donne. Eppure il suo attivismo è dimostrazione che con la forza d’animo, con l’aspirazione e la dedizione ad una causa, la si può spuntare anche in una realtà caratterizzata ancora dal sessismo in politica e dalle barriere “architettoniche” che ostacolano la libera partecipazione di tutti i cittadini alla vita sociale.
Dalle sue prime dichiarazioni emerge un sicuro impegno per la rimozione delle reali barriere architettoniche che impediscono la vita quotidiana dei portatori di handicap, per la promozione di un Terzo Settore autenticamente votato all’integrazione delle fasce deboli, per una rivalutazione delle politiche sociali a 360°. Ad Anna Petrone l’Assessorato alle Politiche Sociali affida una sorta di testimone ideale in questa lunga marcia per i diritti e per i servizi per tutti i cittadini.
Il nuovo consigliere regionale troverà sicuramente una Regione più pronta ad affrontare i temi delle diversità – dall’immigrazione alla disabilità, dalle multiproblematicità alle pari opportunità – grazie agli strumenti normativi di cui si è dotata (il Piano Sociale Regionale, la legge sull’Immigrazione, …) e alle risorse appostate per le politiche sociali negli ultimi anni.
Abbiamo scelto Anna Petrone per porgere ai nuovi eletti un augurio di buon lavoro, nell’interesse dei cittadini campani, perchè lei è simbolo della forza di cui la Campania ha bisogno: la capacità di trasformare, attraverso l’impegno, la diversità in protagonismo. Abbiamo scelto Anna non perchè è donna o perchè rappresenta la voce dei disabili. Anna rappresenta semplicemente l’impegno.
scritto da redazione
\\ tags: Anna Petrone, de felice, diversabilità, donne, regione
Spenti i riflettori sulla campagna elettorale, questo di solito è il momento di fare i conti. Il dato realmente sorprendente è il successo della nuova legge elettorale della Campania. Il sistema di doppia preferenza, attraverso il quale gli elettori potevano scegliere un uomo e una donna per la carica di consigliere, ha dato risultati incoraggianti: sono 14 le donne elette nel Consiglio Regionale della Campania.
Al di là delle polemiche sorte nella fase di presentazione delle liste – in cui molte delle candidate figuravano come parenti illustri di consiglieri uscenti o parlamentari – oggi, con un consiglio regionale composto per 1/4 di donne, la Campania è la regione più rosa.
Calabria e Basilicata detengono infatti la maglia nera per la rappresentanza di genere: nessuna donna figura tra gli eletti nei rispettivi consigli. Va meglio in Puglia, Veneto, Emilia e Liguria dove saranno 4 le rappresentanti femminili, tra 5 e 8 le donne elette in Lombardia, Marche, Toscana, Veneto e Liguria. E’ altresì significativo che ben 7 dei principali contendenti per la carica di Presidente di Regione siano donne, con il derby femminile Marini/Modena in Umbria e Bonino/Polverini nel Lazio.
I dati positivi si riscontrano invece in Piemonte e in Lazio dove sono 12, rispettivamente su 60 e su 73, le elette in consiglio regionale, mentre la Campania detiene il record per la rappresentanza di genere. Un dato sicuramente ancora lontano dagli standard europei e dal tanto auspicato 50/50, ma che incoraggia a proseguire lungo la politica delle affirmative actions, tra cui rientra la legge elettorale campana: la promozione delle pari opportunità non deve passare per la creazione di una ‘riserva indiana’ di posti riservati alle donne, quanto dalla rimozione degli ostacoli effettivi alla partecipazione femminile al mondo del lavoro e della politica.
In questo senso alcuni dati campani – come la più alta imprenditorialità femminile e il maggior numero di elette in Consiglio, a titolo esemplificativo – spingono ulteriormente a sostenere politiche di genere, improntate alla valutazione dell’impatto e del bilancio di genere.
Del resto la legge elettorale consentiva soltanto una parità di accesso tra umini e donne, poi la battaglia vera si è svolta nella campagna elettorale, nella quale le donne hanno dovuto conquistare una preferenza in più delle altre e soprattutto degli altri.
E ce l’hanno fatta.
scritto da redazione
\\ tags: campania, diritti, donne, legge elettorale, pari opportunità
 Giovanni Izzo, 'PROMISEDLAND' - 24 ORE Motta Cultura srl
PROMISEDLAND è il titolo della mostra fotografica che sarà in esposizione sabato 20 marzo presso La Placa Academy (via Val Trompia, Roma – ingresso libero). Il fotografo Giovanni Izzo è nato a Grazzanise, in provincia di Caserta, nel 1953. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, si dedica da trentacinque anni alla fotografia commerciale ed alla fotografia di ricerca in ambito architettonico, archeologico e nel sociale. Per la sua totale immersione nel mondo della fotografia è stato determinante l’incontro con Mimmo Jodice, di cui è stato allievo.
Gli scatti di questa mostra sono stati raccolti in un book commissionato dall’Assessorato all’Immigrazione della Regione Campania e sono stati presentati in anteprima alla VII Conferenza Regionale dell’Immigrazione, lo scorso febbraio. In quegli scatti, Izzo ha dato rilevanza ai volti di Castelvolturno: nigeriani, ghanesi, burkinabé, volti troppo spesso oscurati dal linguaggio comune e presentati come clandestini, extracomunitari, immigrati.
 Giovanni Izzo - PromisedLand (C) |
 Giovanni Izzo - PromisedLand (C) |
 Giovanni Izzo - PromisedLand (C) |
Dalla Prefazione a PROMISEDLAND:
Guardare i volti, per trasformare lo sfondo
Un ragazzo mostra il suo giaccone nuovo e, con un sorriso sornione, emula un gesto da rapper americano. Una ragazza, con le buste della spesa, non si sottrae all’obbiettivo del fotografo ma dà l’idea di essere molto impegnata. E ci sono tanti altri scatti di persone e situazioni comuni: posano per un ritratto che dia eccezionalità a quel loro essere comuni.
Non siamo ai provini per l’ennesimo reality. Questa è la realtà. Ma se diciamo, per esempio, che quel ragazzo si chiama Gebra e quella ragazza Aminah sembra che l’immagine che stiamo descrivendo cambi. Diventa quasi una realtà lontana da noi.
Chi sono Gebra, Aminah e gli altri? E perché sono in posa davanti alla macchina fotografica?
Sono ragazzi che dalla Nigeria, dal Congo, dal Burkina Faso, attraversano il Sahara e, dopo un mare di sabbia, recuperano qualche migliaio di dollari e attraversano un altro mare. Il Mediterraneo è l’ultimo ostacolo fisico che li separa dalla loro America.
Una volta in Italia mostrano la scritta sulla mano: «Castelvolturno», l’avranno dettata al telefono quelli che stanno già dall’altra parte del mare. Non Napoli, né Roma, ma Castelvolturno perché lì vivono già parenti, amici o comunque connazionali che possono dare una mano a trovare casa e lavoro. Il sogno americano di queste persone, spesso giovani, è di trovare qui un letto, un pasto al giorno, un lavoro dignitoso. E la prima cosa che colpisce, in questa raccolta di volti e personalità differenti, è la dignità che tutti coloro che hanno posato davanti alla macchina fotografica hanno voluto esprimere.
Sono in tanti ad avere questo sogno di dignità, e molti vivono a Castelvolturno o vi fanno base nei loro spostamenti italiani, a seconda delle colture stagionali, a seconda della domanda di lavoro al nord. Ma quando tutto manca ritornano lì, perché oltre ai connazionali ci sono i centri di accoglienza, le mense, un misto di tolleranza e sopportazione. C’è tuttora gente che sorride loro quando li incontra. Ma c’è anche chi non sorride, chi li conta e chi pensa che siano troppi: e di problemi il litorale domitio ne ha già tanti: lavoro nero e caporalato, prostituzione, traffico di stupefacenti e tratta di esseri umani, occupazioni abusive di stabili e, dietro tutto questo, la malavita locale. Con questi problemi, in quello scenario, la dignità si rischia di perderla del tutto: “loro”, e “noi”.
Ma nelle foto di Izzo tutto ciò non si vede, neanche si intuisce. Ci sono solo persone su un fondo bianco. Non è il contrasto del colore della pelle o la differente postura a connotare gli scatti. Anzi, quel bianco di fondo rimuove del tutto lo sfondo, lo annulla, lo rende non indispensabile.
L’occhio umano, nell’analisi del mondo che lo circonda, è abituato ad eseguire un movimento che viene definito ‘movimento figura-sfondo’. Lo conoscono bene appunto i fotografi: se si mette a fuoco la figura si perde di vista lo sfondo, il contesto; se si allarga per ricomprendere lo sfondo, inevitabilmente la figura, il soggetto, sfuma fino a diventare parte del tutto.
Negli scatti di Izzo i soggetti non si perdono in uno sfondo, e l’osservatore non si impegna a cercare quei riferimenti ambientali che gli lasciano intuire chi sono costoro, dove sono o da dove vengono. Non li definisce, non li classifica prima ancora di guardarli.
E senza riferimenti, l’osservatore deve soffermarsi di più sui soggetti delle foto; deve analizzarli e finisce quindi per cogliere cose che sfuggono sempre ad uno sguardo superficiale.
E infatti, non è il colore della pelle a colpire, ma gli sguardi, i sorrisi, i tratti del volto, le acconciature e perfino alcuni vezzi espressivi. “Gebra col suo cappotto sembra quel mio amico vanitoso che dedica il sabato pomeriggio allo shopping, solo che non ha lo stesso sguardo stressato. E Aminah fa la spesa come me, ma ha un’espressione più sfacciata, come di sfida” – è portato a pensare l’osservatore di questo book fotografico…
Alla fine, in quegli scatti, si coglie l’umanità che ci accomuna ma, a guardar bene, si scopre anche quella che, nascosta dietro alla macchina fotografica, è pur sempre la realtà. La complessa realtà del laboratorio di Castelvolturno.
Un laboratorio perché le migrazioni portano con sé non solo uomini con il loro carico di miseria, ma persone coi loro sogni, le loro culture. E queste necessariamente finiscono per contaminare quel territorio, per cambiarlo e, spesso, arrivano anche ad esagerarne i connotati e a forzarne le contraddizioni.
Quando un anno fa le comunità immigrate scesero in piazza dopo l’omicidio di sei ghanesi a Castelvolturno, esse rappresentavano comuni cittadini. Magari senza titolo giuridico per essere dichiarati tali, ma cittadini che chiedevano ad altri cittadini, non di essere tollerati o rispettati, ma protetti e garantiti dal diritto di fronte alla violenza e all’arbitrio.
Una richiesta di sicurezza sociale: una casa, un lavoro, la scuola e la protezione dalla sopraffazione. Le esigenze dei cittadini immigrati coinvolgono direttamente i nostri modelli sociali e di welfare, a tal punto da dover mettere al centro un imponente lavoro di integrazione.
È forse questa la maggiore sfida, che non solo Castelvolturno, ma l’intero Paese ha davanti. L’integrazione dei cittadini immigrati è la seconda grande trasformazione della nostra società, dopo che negli anni ‘50 e ‘60 l’industrializzazione ha rivoluzionato il nostro modo di essere, gettando le fondamenta del nostro attuale modo di vivere.
Una seconda trasformazione che sta già dettando nuovi rapporti sociali, nuove modalità di apprendimento, relazionalità, condivisione. Nuove sensibilità.
[...]
Per concludere, il bel lavoro di Izzo è un prezioso invito a guardare in volto le persone, ad osservarle con curiosità e rispetto, a superare diffidenze e paure verso categorie di alterità troppo spesso astratte, che rischiano di sfociare in episodi di intolleranza, chiusura e razzismo. Ma naturalmente, sappiamo bene che questo non basta. Dobbiamo impegnarci tutti, ognuno per la propria parte, a ridisegnare uno sfondo nuovo a questi ritratti. Non per perdere i soggetti in uno sguardo più ampio, ma per arricchire il quadro d’insieme: una nuova idea di società.
Prof.ssa Alfonsina De Felice
Assessore all’Immigrazione e alle Politiche Sociali Regione Campania
scritto da redazione
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E’ stata presentata oggi, a Palazzo Armieri, la V Edizione delle “Giornate dell’Emigrazione”, un’iniziativa di ASMEF in collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri e Regione Campagna. Flussi Migratori e Unità d’Italia è il titolo dell’articolato programma che si svilupperà in quattro appuntamenti tra luglio e novembre, sia in Italia che all’estero.
Il raccordo con le esperienze degli italiani emigrati e il patrimonio di valori e culture del nostro paese è al centro dei dibattiti che animeranno le iniziative. La migrazione, oltre che fenomeno disgregativo del tessuto sociale di partenza, è anche forza costitutiva della modernità: poiché infatti le migrazioni non sono semplicemente il risultato della povertà ma anche il prodotto del desiderio, non sono promosse semplicemente dalla miseria ma dal bisogno di libertà. Di fianco a questo sogno continua a vivere nei migranti un legame intimo con la propria terra d’origine, un legame così forte che, nonostante lingue e abitudini straniere, spinge ancora a pensare in italiano.
Nelle comunità di emigrati, la resistenza linguistica, l’adattamento della cucina alle disponibilità del luogo, il meticciato culturale, la diffusione di stili di consumo materiale e immateriale, dal modo di vestire alla musica, hanno imposto che il sogno migratorio si concretizzasse attraverso l’adattamento della propria tradizione e che questa diventasse forza costitutiva di nuovi abiti sociali nella comunità di arrivo.
“Questo è il secolo delle migrazioni e il nostro territorio regionale è particolarmente sensibile al tema dell’emigrazione e attento alle esperienze dei campani all’estero. Discutere di migrazioni non significa solo ricordare le radici che legano alla terra d’origine ma implica lo sforzo di attualizzarle e mantenere sempre vivo il contatto con i migranti, anche per veicolare e promuovere in maniera più efficace la cultura e le tradizioni campane” – ha dichiarato l’Assessore De Felice, alla conferenza stampa di presentazione insieme al Presidente Asmef, Salvo Iavarone, e al Sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti.
scritto da redazione
\\ tags: campania, emigrazione
Declinare il concetto delle Pari Opportunità a 360 gradi, ’svecchiandondolo’ dai residui del post femminismo e ispirandosi alle ‘affirmative action’ di matrice anglo- americana. Questo è stato il metodo scelto da questo Assessorato alle Pari Opportunità.
“Sono convinta – argomenta l’Assessore De Felice in un’intervista a noidonne.org – che il mainstreaming femminile non abbia bisogno di ‘riserve indiane’ dove le donne stanno tra donne, parlano di donne e poi, fatalmente, non le scelgono e non le votano. Servono invece strumenti non per rivendicare ma per affermare nella società l’uguaglianza di genere in ogni campo”. Gli strumenti sono prima di tutto quelle norme che puntano a valorizzare e promuovere i talenti femminili. E caso quasi unico nel panorama italiano, la Regione Campania si è dotata anche di un ordinamento elettorale che consente alle donne di giocarsela alla pari con gli uomini, in un sistema competitivo di promozione delle pari opportunità: “una misura specifica per dare effettività ad un principio di eguaglianza mai messo in dubbio in astratto, ma mai realizzato nella sua pienezza nella prassi politica ed elettorale. Strumenti utili ad accompagnare un processo culturale ormai inarrestabile ma che va seguito costantemente per evitare che possa subire distorsioni e degenerazioni” – ha commentato l’Assessore De Felice.
Nella concretezza della quotidianità, poi, bisogna mettere le donne in condizione di poter conciliare, se hanno figli piccoli o genitori a carico, tempi di vita e tempi di lavoro. Per le politiche di sostegno alle responsabilità familiari l’assessorato ha stanziato 35 milioni di euro per potenziare, in tutta la Regione, i servizi all’infanzia come gli asili nido.
Per affermare la parità di genere, la Giunta Regionale ha inoltre investito 10 milioni di euro per azioni rivolte alle donne nei campi della ricerca, dell’imprenditoria e delle professioni.
Il mainstreaming di genere tende ad inserire il punto di vista delle donne, in ogni scelta politica, di programmazione e in ogni azione di governo, al fine di eliminare gli ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale delle donne, questo è il principio ispiratore del Piano Strategico Triennale per l’attuazione delle politiche per le Pari opportunità e per i diritti per tutti varato dalla Regione Campania.
Tre gli obiettivi strategici previsti:
• Sostegno dell’occupazione femminile, miglioramento della partecipazione attiva al mercato del lavoro e riequilibrio della presenza femminile nei contesti di sottorappresentazione;
• Conciliazione tra tempi di vita privata e professionale/lavorativa
• Prevenzione e contrasto ad ogni forma di discriminazione, violenza e sfruttamento ai danni delle donne e dei soggetti svantaggiati.
In questo filone di politiche rientrano alcune azioni concrete che l’Assessorato alle Pari Opportunità ha promosso giusto a ridosso della festa dell’8 marzo.
Presso la sede regionale dell’assessorato alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità è stato infatti presentato un progetto di sperimentazione sul Telelavoro, attraverso la consegna a dieci dipendenti regionali di 10 note book dotati di pen drive e sim card per il traffico internet, che garantisce una piccola forma di conciliazione tra vita familiare e professionale, tutelandone gli equilibri. “Il progetto del Telelavoro è una prassi che se ben sperimentata darà sicuramente ottimi risultati ed è importante che sia veicolato in tutte le pubbliche Amministazioni in modo da permetterre a chiunque si trovi nella necessità di dover conciliare tra vita professionale e familiare possa scegliere liberamente di aderirvi” – ha dichiarato a margine la De Felice.
Infine, sempre come affirmative actions, cioè come azioni positive, il 12 marzo avrà inizio la Campagna di informazione e prevenzione di tumori al seno, curata dall’ALTS (Associazione per la lotta contro i tumori al seno), che terminerà ad ottobre. Rivolta a tutte le dipendenti della Regione Campania, la campagna promuove comportamenti corretti per un’efficace prevenzione dei tumori al seno. L’unità mobile ALTS ha predisposto un ‘Camper Donna’ che, in tutte le province della Regione, con l’ausilio di medici specialisti offrirà informazioni, visite senologiche e ecografiche, training all’autopalpazione e valutazione del rischio oncologico individuale.
“Attraverso quest’iniziativa bisogna cercare di dare una svolta nel modo di concepire la nostra salute. La Regione investe in questo tipo di iniziative perchè è necessaria un’opera di prevenzione che sia soprattutto continua. Auspico che questa diventi una pratica annuale e alla quale aderisca il maggior numero di dipendenti, in modo da fornire anche un esempio a tutte le cittadine della Regione”.
scritto da redazione
\\ tags: campania, de felice, donne, pari opportunità, regione
Ne avevamo dato notizia in anteprima qualche giorno fa, quando l’Assessore aveva visitato il centro polifunzionale di Soccavo, dove lavorano molte donne. Da ieri è sul BURC Campania l’Avviso Pubblico per il finanziamento di Asili Nido. Quindi, diventano concretamente realtà le strategie e la programmazione dei fondi europei: Obiettivi Operativi, Assi, Azioni, ecc… quelli che sono sempre sembrati tecnicismi d’amministrazione ora possono incidere positivamente sulla vita dei cittadini. Donne e minori, in questo caso specifico.
Infatti, nell’ambito della Programmazione 2007/2013 è attribuito un ruolo rilevante all’asse 6 del P.O. FESR “Sviluppo urbano e qualità della vita”, il quale promuove, attraverso l’obiettivo operativo 6.3 “CITTA’ SOLIDALI E SCUOLE APERTE”, interventi finalizzati al potenziamento e alla qualificazione del sistema delle infrastrutture sociali per l’istruzione e di conciliazione; l’obiettivo specifico f) tende a favorire l’accessibilità e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso iniziative per agevolare l’utilizzo da parte delle imprese di modalità organizzative compatibili con la conciliazione tra lavoro e vita familiare.
Questo Bando impegna risorse finanziarie pari a 13.000.000 di euro.
Obiettivi: La Regione Campania si propone di: incrementare il numero di posti dei servizi socio-educativi destinati alla prima infanzia; differenziare l’offerta di servizi in relazione alle specifiche esigenze delle famiglie e dei territori; garantire una diffusione omogenea dei servizi sul territorio regionale; assicurare standard qualitativi dei servizi.
Tipologie di attività finanziabili: Asili nido e micro-nidi aziendali (si intendono le strutture attivate presso i luoghi di lavoro o nelle loro immediate vicinanze che destinino ai figli delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende coinvolte una quota di posti superiore al 50%): realizzazione, ampliamento, ristrutturazione e/o ammordamento di strutture già esistenti destinate ad asili nido o micronidi aziendali presso i luoghi di lavoro o nelle immediate vicinanze di aziende private, imprese, Enti Pubblici, in forma singola o associata, società ed aziende pubbliche, singole o associate.
Scadenza: entro e non oltre 60 giorni dal giorno successivo alla pubblicazione sul BURC della Regione Campania.
La domanda di contributo deve essere redatta utilizzando esclusivamente la modulistica predisposta dal Settore Assistenza Sociale – AGC 18 -Giunta Regionale della Campania – Centro Direzionale Is. A6, 6° piano ed è scaricabile dal sito internet www.regione.campania.it.
scritto da redazione
\\ tags: campania, donne, pari opportunità, regione, welfare
Il corteo più grande è quello di Napoli dove a sfilare sono quasi in 20mila. In piazza le maggiori comunità straniere, dal Bangladesh al Burkina Faso, dal Marocco al Senegal. In contemporanea altre manifestazioni occupano le strade delle città francesi, spagnole e greche.
Il primo sciopero dei migranti ha avuto un obbiettivo preciso: dimostrare che gli immigrati non sono fantasmi. La scorsa settimana alla VII Conferenza Regionale dell’Immigrazione sono emersi chiaramente, negli autorevoli interventi dei relatori, i cortocircuiti e gli interstizi dove si annidano le disfunzioni in materia di integrazione: la percezione culturale del fenomeno migratorio, spesso deformata da tatticismi politici localistici e dal peso semantico di alcune parole (leggi clandestinità o peggio il binomio immigrazione-sicurezza); le difficoltà concrete che discendono dall’assenza, nel nostro Paese, di un approccio organico all’immigrazione.
Una normativa per l’immigrazione slegata dalle politiche di sicurezza e di contrasto al crimine organizzato, separata dalle politiche sanitarie, sociali e dell’educazione e della formazione è una normativa destinata a fallire o a raggiungere risultati modesti. Senza l’emersione dal lavoro nero, senza adeguate politiche della casa, senza la mediazione linguistica e culturale nell’incontro tra immigrato e amministrazioni, senza la cooperazione decentrata tra regioni di approdo e paesi di provenienza diventa difficile intervenire e prevenire pericolose degenerazioni nella convivenza civile tra italiani e immigrati.
I problemi fondamentali per i migranti sono il lavoro (non la disponibilità ma la qualità del lavoro), la casa, l’integrazione. Il fatto che in Campania la stanzialità dei migranti non si sia tramutata in elemento di forte frizione con i residenti (com’è invece avvenuto a Rosarno o a Milano) e che il corteo di Napoli sia stato il più nutrito in Italia dimostrano che in questa regione sussiste un approccio differente ai problemi dell’immigrazione. Che è un tema quotidiano.
Devono essere perciò gli enti locali a trasformare le criticità derivanti dall’immigrazione in opportunità di crescita. La Regione Campania ha messo a loro disposizione gli strumenti e può accompagnarli nei metodi, provvedendo a mettere attorno al tavolo le associazioni, gli immigrati, tutte le istituzioni coinvolte. Ma alla fine si tratta di declinare una nuova antropologia dei territori.
“Condivido lo spirito di questa iniziativa già attuata in diversi paesi europei – spiega l’assessore De Felice – perchè sono convinta che serva a sensibilizzare l’opinione pubblica e per stimolare una riflessione seria sul valore del lavoro che gli immigrati svolgono nel nostro Paese. Questa giornata sarà l’occasione per interrogarci seriamente su che cosa succederebbe al nostro sistema economico e sociale se gli stranieri decidessero di incrociare le braccia“.
scritto da redazione
\\ tags: immigrazione, regione, sciopero, solidarietà
 Gli ambienti di lavoro al NCC
Oggi l’Assessore alle Politiche Sociali e Pari Opportunità ha fatto visita al Napoli Multilanguage Competence Center (NCC), presso il centro polifunzionale di Soccavo. L’NCC è una delle 4 sedi nazionali di SYNERGIA en EUROPE SpA, una società italiana che realizza progetti ed eroga servizi informatici professionali per la gestione di sistemi informatici, di interconnessione, contact e call center.
Riconosciuta come uno degli attori leader del mercato nazionale del ICT, nel giugno del 2007 SYNERGIA en EUROPE ha inaugurato a Napoli questo moderno centro tecnologico per la gestione delle chiamate di assistenza tecnica (informatica) realizzato in partnership con IBM SpA e l’Università L’Orientale di Napoli.
L’ NCC è il terzo polo di Help desk tecnologico realizzato in Italia dalla IBM e si avvale della professionalità di circa 150 dipendenti di diversa nazionalità, in grado di offrire assistenza su scala globale e in 18 lingue differenti. Un centro di eccellenza per i servizi erogati a IBM , GVS , VODAFONE, ENI, EDS, INPS, ACCENTURE, UNICREDIT, per citare alcuni clienti, e che fa di questo portfolio il suo punto di forza assieme alle competenze dei dipendenti.
L’Assessore è rimasta colpita dal livello qualitativo dell’ambiente di lavoro sia sul piano strutturale-tecnologico che su quello umano-professionale. Ma il dato maggiormente interessante è che circa l’80% dei dipendenti è donna. Nell’incontro con il personale dell’azienda sono emerse storie interessanti come quella di una giovane ricercatrice dell’Orientale che tramite il Centro di Orientamento di Ateneo è entrata nell’azienda e ora ricopre ruoli di responsabilità; oppure quella di una ragazza tailandese che ha scelto di vivere e lavorare a Napoli. Oppure comuni storie di quotidiana solidarietà tra donne/lavoratrici alle prese con i classici problemi di chi lavora e ha anche una famiglia.
Proprio per questa ragione l’Assessore De Felice ha incontrato l’azienda: sarà pubblicato prossimamente un nuovo bando per la realizzazione di nidi aziendali per agevolare l’occupabilità femminile. Il centro polifunzionale di Soccavo, con i suoi spazi e parchi, si presta benissimo a questo obiettivo e potrebbe ospitare una struttura aperta anche al quartiere; un asilo in grado di qualificare una zona periferica della città.
Un modo per aggiungere all’eccellenza nel campo aziendale un’eccellenza delle politiche di welfare.
; annovera tra i suoi principali Clienti le seguenti Aziende :
scritto da redazione
\\ tags: asili nido, donne, napoli, politiche sociali
Petru Birlandeanu si guadagnava da vivere suonando sui vagoni della metropolitana. Il 26 maggio 2009 veniva ucciso da una pallottola vagante, sparata da un commando camorristico. Soltanto la vigile coscienza dei cittadini può fermare la barbarie umana. Non dimentichiamo Petru.
Stazione Cumana di Montesanto.
Poche parole incise su una targa posta sotto i tasti di madreperla. E’ la fisarmonica di Petru Birlandeanu, suonatore romeno: era venuto in Italia da Iasi, suonava la fisarmonica sui treni ma nel suo paese era un calciatore, un centravanti del Poli Iasi. Freddato il 26 maggio 2009 da un commando di 8 persone su quattro motociclette che attraversa contromano Via Pignasecca. Sono sicari e sparano colpi in aria. Un “ordinario show” per il controllo del territorio,un’azione dimostrativa.
Diversi colpi esplosi ad altezza d’uomo: un ragazzino di 14 anni viene ferito a una spalla, due colpi raggiungono Petru. Le persone, impaurite, scappano e si assiepano le une sulle altre, mentre Petru si accascia: intorno a lui si fa il vuoto, la solitudine di una donna – sua moglie Mirela – in cerca di aiuto, e di una spiegazione.
Petru, che non c’entrava niente con i sicari, è morto ammazzato accidentalmente, o “per sbaglio” come poi è stato scritto. Ma in questa città le morti per sbaglio sono sempre di più, diventano un fatto normale che non ‘qualifica’ la vittima: può trattarsi di ragazzini, studenti, migranti, stranieri, turisti. È l’assuefazione alla violenza che si impadronisce delle persone che, per paura o per indifferenza, scavalcano chi soffre a terra o al massimo lo filmano col telefonino. In questo scenario metropolitano dove si infrangono anche le cosiddette “regole” del codice militare criminale, anche prestare i soccorsi è azione rischiosa.
La fisarmonica di Petru posta qui non come monumento ad un immigrato ma come monito della violenza di cui sono vittime tutti i cittadini in una metropoli che perde il senso della sua umanità.
Sono queste le parole dell’Assessore al Welfare, Alfonsina De Felice, durante la sobria cerimonia che ha accompagnato l’inaugurazione della teca che contiene la fisarmonica di Petru. Subito dopo, Branko Gjorgjievic – macedone, da 20 anni in Italia e zio di Cristina e Violetta, le due bambine annegate nel 2008 nei mari di Torregaveta – intona le note di Djelem Djelem. In rumeno: “Andiamo avanti… andiamo avanti”
scritto da redazione
\\ tags: camorra, cittadinanza, napoli, rom, solidarietà

VII Conferenza Regionale dell’Immigrazione
Napoli, Stazione Marittima 19-20 Febbraio 2009
scritto da redazione
\\ tags: campania, diritti, immigrazione, regione
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